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24 days ago
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Sottrarre e aggiungere spazio pubblico

Negli spazi pubblici che frequentiamo sono presenti oggetti progettati per non attirare la nostra attenzione, congegni che regolano in modo silenzioso e invisibile aspetti della nostra vita. Sono i pannelli di controllo posti negli edifici, presenti ai semafori pedonali, agli sportelli automatici, le cui superfici sono piene di interruttori e commutatori. Si tratta di elementi invisibili, la cui estetica minimale è voluta per non attirare l'attenzione. Pur essendo oggetti a volte ingombranti, sono percepiti da noi "in assenza", come se costituissero dei "vuoti" nel contesto dello spazio pubblico.


Su questi apparati ha scelto di intervenire Mario Molosso, restituendoli attraverso una deviazione tecnologica. Questi dispositivi, pensati per un funzionamento efficiente, possono essere manomessi e dirottati verso altri scopi: l'oggetto esteriormente mantiene la sua semplicità, ma all'interno viene arricchito da nuove funzioni che lo rendono interattivo per altri impieghi. In questo caso l'aspetto dell'hardware esterno rimane quello di un armadietto di metallo usato, con interruttori e VU meter vintage, ma al suo interno Molosso ha impiantato un nuovo sistema digitale che trasmette segnali Bluetooth ad alcuni elementi di arredo urbano: si tratta di fioriere che, a seguito della ricezione dei segnali inviati, emettono dal loro interno suoni e vibrazioni prodotti da trasduttori (exciters).


La scelta di collocare all'aperto l'opera e di offrirla a disposizione di chiunque voglia intervenire restituisce a noi la percezione di un “pieno” polisensoriale che rimpiazza il senso di “vuoto” anestetico suggerito precedentemente dall'oggetto. La funzionalità iniziale, riservata ai tecnici, viene negata in favore di un nuovo utilizzo collettivo, ludico, giocoso, musicale\rumorista.


Attraverso pratiche come queste, di alterazione e riappropriazione dello spazio urbano, ci si spinge nella direzione di un pianeta, di una città come Festival. La sfida è ripensare la città grigia e funzionale in un cambio di prospettiva, verso il principio di piacere. In questo caso dare forma a un'idea liberatoria e creativa servirà a rompere gli schemi visivi e concettuali. Molosso indica il pensiero e l'immaginazione come strumenti per progettare il nuovo partendo da materiali esistenti, offrendo un nuovo angolo di visuale che risvegli le nostre facoltà, allontanandosi così dal deterioramento di una vita urbana appiattita su funzionalità anonime e impersonali.


Guido Molinari
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