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3 months ago
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La piscina di “casa della misericordia” (secondo una delle ipotesi etimologiche) attira uno stuolo di diseredati. Chissà se attira anche me e te. Chissà se, scrutando bene, abbiamo il coraggio di riconoscerci in mezzo a quello stuolo così variegato, tu e io. Lì in mezzo c’è veramente di tutto! Arriva Gesù e tra tutti i malconci si rivolge proprio a te: ti vede a terra, distrutto, e sa cosa ti ha abbattuto. Sa che sei all’estremo delle forze: non ce la fai più. Gesù ti chiede: “Vuoi guarire?”. Tu veramente non ci credi più e infatti non rispondi alla domanda, metti davanti l’ostacolo che ti ha impedito, che ti ha penalizzato che ti ha crocifisso nella situazione in cui sei: “Non ho nessuno…”. Sono solo/sola e abbandonato/abbandonata. Ti sarebbe bastato un “Sì!” ma non lo hai detto: che miserabile! Eppure Gesù ti rialza; evidentemente per lui non sei un miserabile, altrimenti ti avrebbe lasciato lì. Tu cammini; di colpo riesci a portare il tuo trauma, il tuo peso, la tua ferita, il tuo blocco: non se ne vanno, Gesù ti chiede di prenderli, non di gettarli. Ma ora non sei più solo/sola. Ma non finisce qui. Ci sono gli altri, i giudici, i censori i fanatici delle regole: “eh, però! Di sabato no!”. Ma tu ormai sei liberato! Puoi dire a testa alta chi ti ha liberato; “ma figurati se mi ricordo che oggi è sabato: non vedi, cammino!”. Il sabato non rispettato va sul conto di Gesù: i contabili della legge glielo faranno pagare fino all’ultimo spicciolo; paga anche per noi. Andrea Piccolo SJ
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